Un po’ di Storia

È grazie a Mario Maldesi che la tecnica del doppiaggio ha assunto quella valenza di arte, elevando le opere da lui curate ad una sorta di “Sogno totale”, ad un cinema vissuto a 360 gradi dallo spettatore, ora commosso come in “Amarcord” (Federico Fellini 1973), ora scioccato come in “Arancia Meccanica” (Stanley Kubrick 1971), ora terrorizzato come in “L’esorcista” (William Friedklin 1973) . Maldesi è stato, forse, l’ultimo artista Romantico all’interno del cinema italiano, un uomo, capace ancora di emozionarsi, di vivere e attentamente osservare quello che ancora può offrire l’arte del doppiaggio.

Dal lontano 2010 CinemìCinemà Movie School Festival vuole essere lʼoccasione per presentare e promuovere il cinema nella scuola anche come possibilità di futuri sbocchi lavorativi; la scelta di dare spazio anche ai lavori in lingua straniera è una conseguenza naturale della rilevanza dello studio delle lingue nei due corsi di studi dellʼI.I.S.S. ʻVittorio Fossombroniʼ ed è in linea con la necessità, ormai da tutti riconosciuta, della conoscenza di più lingue a livello lavorativo e della realtà multietnica della nostra società. CinemìCinemà Movie School Festival, realizzato in collaborazione con lʼI.I.S.S. ʻVittorio Fossombroniʼ, è soprattutto unʼoccasione per confrontarsi con altre scuole, stabilire contatti tra studenti, docenti, rappresentanti del mondo del cinema e dello spettacolo, e offrire la possibilità di corsi di aggiornamento specialistici a studenti e docenti delle scuole partecipanti al concorso. Dato che lo spirito del Festival è l’unione tra creatività e divertimento. Attraverso la scelta del nome CINEMìCINEMà abbiamo voluto omaggiare la fantasia della trasposizione linguistica del gioco di parole «Werewolf» «There» «What?» «There wolf, there castle» in «Lupo ulula» «Lupo ululà, castello ululì» realizzata da Mario Maldesi durante il doppiaggio di “Frankenstein Jr” di Mel Brooks.

IL PADRINO: MARIO MALDESI

Mario Maldesi al Festival 2010

Mario Maldesi al Festival 2010

Abbiamo deciso di dedicare il Festival a Mario Maldesi perché è stato una figura di prima grandezza all’interno del cinema italiano e straniero come direttore di doppiaggio; è grazie a Mario Maldesi che la tecnica del doppiaggio ha assunto quella valenza di arte, elevando le opere da lui curate ad una sorta di sogno totale, ad un cinema vissuto a 360 gradi dallo spettatore, ora commosso come in”Amarcord” (Federico Fellini, 1973), ora scioccato come in”Arancia Meccanica” (Stanley Kubrick, 1971), ora terrorizzato come in “L’esorcista” (William Friedklin 1973). Maldesi è stato, forse, l’ultimo artista Romantico all’interno del cinema italiano, un uomo capace ancora di emozionarsi, di vivere e osservare attentamente quello che ancora può offrire l’arte del doppiaggio. Mario Maldesi si è sempre riconosciuto nello spirito del Festival perché ai suoi occhi rappresentava tutto quello che ha voluto trasmettere con la sua vita; Nelle prime tre edizioni Maldesi è stata una presenza forte: la dimostrazione che un sogno possa divenire realtà.