A Passage to India – Bollywood

Day 14 – 15: the Markets and the Journey Back!

Sabato 9 novembre: Dopo la solita dolcissima e buonissima colazione, dobbiamo lasciare le nostre stanze e spostiamo tutte le valigie in camera di Nishita, non dopo che le prof hanno discusso con il direttore dell’albergo per farci lasciare una stanza per rinfrescarci la sera prima della partenza. Le nostre macchine ci aspettano già, tutti in carrozza e via! Il traffico di Mumbai ci accoglie e ci accompagna fino al mercato più grande della metropoli, il Crawford Market, dove ogni area è dedicata ad un settore specifico: spezie, stoffe, gioielli, frutta, ecc… Qua ci incontriamo con la presidentessa del Centro Locale di AFS e con uno dei loro due studenti internazionali al momento ospiti a Mumbai e insieme a loro passeggiamo tra bancarelle e negozi, circondati da una marea di persone e da due guide improvvisate che non ci abbandonavano più. Finalmente liberi dai due indiani troppo invadenti, riusciamo a destreggiarci un po’ meglio tra il groviglio di vicoli, strade e negozi dove passeremo più o meno tutta la giornata; verso le 18 tornano i nostri fedeli autisti che ci recuperano dopo ore di shopping e nervosismo dovuto alla folla impenetrabile che caratterizza questi luoghi; risaliamo in macchina ed eccoci di nuovo all’hotel: il receptionist vorrebbe ballare dalla gioia di rivederci ancora, ma si trattiene composto dietro allo schermo del computer, osservando ogni nostra mossa. La hall è il nostro regno e le valigie aperte dominano il paesaggio: mettere gli ultimi acquisti dentro le borse è la sfida più grande del viaggio! Arrivati in aeroporto ci aspetta una gran delusione: non possiamo entrare perché siamo arrivati prima di 6 ore dalla partenza del nostro volo e dobbiamo rifugiarci, pagando, nella sala d’attesa dove ci sono circa un centinaio posti e un solo misero bar “Cafè Coffee Day” che a malapena ha cibo a sufficienza per la nostra cena; dopo aver allietato la nottata a tutti i nostri vicini giocando a “un, due, tre stella” e ai mimi, arriva l’ora del check-in. Passati i controlli armati per entrare in aeroporto, il chek-in, la dogana con mille questionari e altri controlli di sicurezza, arriviamo al Gate…si torna a casa stanchi, cambiati da questa esperienza e con tanti...

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Day 13: Bollywood!

“Ma non eravamo in vacanza?” è il pensiero generale appena suona la sveglia, smentito subito dalla dura realtà: il caldo soffocante non significa estate, ma solo che siamo a Mumbai e che abbiamo davanti un’altra giornata in India! Apprezzando l’aria condizionata dell’albergo ci ritroviamo a fare colazione e il nostro ormai affezionato cameriere con auricolare sempre attaccato all’orecchio nemmeno fosse un’agente segreto, riesce a portare ben una caraffa di quello che spaccia essere caffè: una brodaglia tendente al marrone-bordeaux e una confezione di Nescafè in polvere con cui allungarla; poche cose dolci e quattro salate, comprese patate e altro non ben identificabile, accompagnano secondo loro la colazione continentale con latte caldo e latte caldo macchiato con tè. Finalmente pronti saliamo in macchina alla volta del tempio induista Iskcon, dedicato a Hare Krishna; gli autisti ci lasciano davanti alla spiaggia e una piacevole passeggiata lungomare ci porta rapidamente al tempio: costruito, come tutto qua in India, addosso ad edifici che per stile e funzione non hanno nulla in comune, il tempio si staglia bianco e accecante tra gli altri palazzi rossastri. Passato il cancello e il metal-detector la piazza antistante il tempio ci accoglie mentre ci togliamo le scarpe e, per fortuna, il pavimento è decisamente più pulito di quello delle moschee; varcata la soglia del porticato il tempio si divide in due: sulla sinistra è un cortile alberato e fiorito, mentre a destra diventa una sala coperta da una cupola intonacata e decorata in rosa e azzurro; la zona destra è il centro sacro del tempio, ai cui lati le nicchie nel muro ospitano statue vestite e adornate che narrano alcuni degli episodi centrali del credo degli Hare Krishna. Lo spazio centrale della sala è riservato ai fedeli per pregare, preparare le decorazioni con i fiori freschi da porre sul BALDACCHINO e ai suonatori che animano la preghiera; tutti danno le spalle al giardino e si rivolgono verso l’equivalente dell’altare cristiano: tre enormi archi ospitano altrettante cappelle che, separate da un muretto decorativo in stile barocco, ospitano le loro figure sacre in un tripudio di oro e vesti; uno dei loro sacerdoti, vestito con una tunica bianca, benedice i fedeli che passano davanti agli “altari” come in processione. Uno dei fedeli ci guida nel tempio spiegandoci non solo le storie narrate lungo le pareti, ma anche il loro credo, rispondendo ad ogni nostra curiosità; la conclusione del giro “turistico” è nel negozietto sottostante al tempio dove si vendono ornamenti, oggetti sacri e dove c’è una pasticceria vegana! Recuperiamo le scarpe e..via di nuovo nel traffico della metropoli per raggiungere un posto dove pranzare vicino agli studios di Bollywood; stranamente non c’erano quasi macchine in giro e siamo arrivati velocemente nella zona dell’appuntamento con più di due ore d’anticipo. -nell’isolato accanto al parcheggio c’era un centro commerciale e ci siamo rifugiati là per sfuggire dal caldo e pranzare. Con la pancia piena siamo andati all’appuntamento col l’attore Rajul Diwan che ci ha accompagnato fino ad un cancello accanto ad una clinica ospedaliera davanti al quale c’era parcheggiato un camioncino della Fox; basiti abbiamo cominciato a chiederci se il film fosse girato in un’ospedale, quando ci fanno cenno di entrare. Passato il cancello ci troviamo in mezzo ad un set caotico e rumoroso dove telecamere, comparse, teloni, attori e chi più ne ha ne metta occupano la visuale; il pomeriggio passa osservando le riprese, facendo un’interviste al regista Umesh Shukla e ai due sceneggiatori; arrivata l’ora di tornare in hotel Rajul Diwan, la sua socia e la zia di Nishita, che lavora a Bollywood e ci ha trovato come entrare nel...

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Day 12: the Elephanta Caves

7 novembre: Dopo la lunga colazione in hotel perché per ottenere un caffé ci voleva da un quarto d’ora ai venti minuti buoni, divisi in 3 macchine siamo andati nella storica Bombay passando per il nuovo ponte “Bandra – Worli Sea Link” che ci ha fatto raggiungere la zona turistica dove c’è il Gate of India; mentre eravamo in macchina siamo stati fermati da un poliziotto che ci ha multato perché lì è proibito fare foto e video per strada. Il Gate of India è in una piazza recintata sul lungo mare e si affaccia sull’Oceano Indiano, accessibile solo dopo essere passati sotto un metal-detector e un controllo dei borse e zaini; attorno alla zona recintata c’è un mercato improvvisato che brulica di gente e di mendicanti, ma a fare da sfondo alla porta ci sono il nuovo ed il vecchio Taj Mahal Palace. Da sotto il Gate of India partono i traghetti per andare alle “Cave di Elephanta”, caverne scavate nella roccia circa 2 secoli a.C. da buddisti, raggiungibili in una comoda ora di traversata sul nero, e non troppo profumato, Oceano Indiano; scesi dal traghetto abbiamo camminato sul lungo pontile in muratura, ma volendo potevamo scegliere di usare il trenino che collega il molo all’ingresso del sito archeologico. Le caverne, situate in cima alla montagna che costituisce l’isola, sono raggiungibili da una lunga scalinata (mamma mia che fatica e che caldo!) lungo la quale c’è un mercato permanente dove si può comprare di tutto; l’isola è popolata da una vasta colina di scimmie che, ormai, non ha più paura dell’uomo, anzi, non perde occasione per avvicinarsi e rubargli gli avanzi. Le cinque caverne erano nate come luogo di rifugio e meditazione per i buddisti stanchi del caos di Mumbai, che già era invivibile prima dell’avvento dell’automobile, e la loro conformazione e le statue presenti lo testimoniano. Tutto ciò che è visibile è stato scolpito dall’unico enorme blocco di roccia della montagna dai buddisti, poi soppiantati dagli induisti secoli dopo. L’origine delle statue buddiste e induiste si può comprendere solo guardandone la forma degli occhi: i buddisti li rappresentano grandi e leggermente a mandorla, mentre gli induisti li fanno piccoli e a palla; proprioper questo motivo molte delle statue sono rovinate all’altezza degli occhi così che anche i fedeli induisti possano pregarle non potendo distinguere i tratti caratteristici delle statue buddiste; anche gli inglesi non hanno resistito e hanno contribuito anche loro allo splendore delle Cave di Elephanta: hanno inciso numeri sulla pietra nel vano tentativo di catalogare le opere d’arte e le caverne stesse. Accompagnati dalle scimmie per tutta la visita abbiamo goduto della bellezza paesaggistica del luogo, dove, per una volta non eravamo gli unici bianchi: due nord-europei erano facilmente distinguibili dalla massa di turisti locali; dopo pranzo shopping alle bancarelle e, nonostante qualcuno (Mirco e l’Elena) volesse portarsi via una scimmia nello zainetto, siamo riusciti ad imbarcarci senza infrangere nessuna legge: le scimmie sono rimaste tutte, più o meno vive, sull’isola di Elephanta. Tornati sulla terra ferma dopo aver fotografato un sottomarino, in barba al divieto della marina indiana di far foto in quel tratto di mare, siamo andati a visitare la moschea di Haji Ali, costruita su un’isoletta accanto a Mumbai e collegata alla città da un ponte senza i muri di contenimento laterali, così che con l’alta marea sia irraggiungibile: complimentoni! I più temerari si sono tolti le scarpe e sono andati a visitare l’interno della moschea, mentre gli altri sono rimasti nel cortile a fare da guardia alle scarpe; camminare scalzi o in calzini non è bastato per farci guadagnare l’ingresso nella...

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Day 11: from Lucknow to Mumbai

6 novembre Pensate di sapere a che ora ci siamo alzate a questo punto? Ahahahha, niente da fare! La Study Hall dopo le vacanze del Diwali è passata all’orario invernale e a scuola siamo entrati alle 8.00…quindi la sveglia era tranquillamente alle 6.30 se non fosse che i camerieri della locanda avevano deciso di portarci il caffè alle 6.20 prendendosi tutti gli insulti di questo mondo! Andiamo a piedi a scuola schivando le macchine nello stradone a doppia corsia che separa l’isolato della nostra locanda dalla Study Hall e presenziamo alla nostra ultima assemblea a scuola, dopo aver assistito alla ramanzina della preside ai ritardatari; i saluti sono andati avanti fin dentro all’aeroporto con lacrime, abbracci, arrivederci e regali. E parlando di aeroporto, arrivati lì scopriamo che si può entrare nell’aera imbarchi solo se si ha il biglietto; iniziamo l’ennesimo controllo di sicurezza: noi donne siamo state perquisite nell’apposita cabina con il metal-detector e ben due donne soldato, mentre tutte le borse son passate sotto i raggi-x e quasi tutti gli accendini sequestrati. Saliamo alle 12.30 sull’aereo dell’IndiGo che ci porta a Mumbai tra una risata e un sonnellino, ma quando arriviamo al rullo per riprendere le valigie le risate si spengono: le valigie non arrivano, il nostro volo sparisce dal tabellone e nessuno di noi ha ripreso il bagaglio. Panico. Nishita, quella santa donna, chiede informazioni e ci dicono che le valigie stanno per arrivare: detto fatto e con i nostri averi andiamo verso i taxi prenotati. Superati dei piccoli inconvenienti di coordinazione taxi-persone stiamo in albergo giusto il tempo di riassettarci, poi ripartiamo in direzione spiaggia dell’oceano indiano! Dopo un’ora di macchina arriviamo, andiamo a mangiare da Subway (saltare il pranzo perché in aereo non te lo servono non è una buona idea a meno che tu non voglia sperimentare la cosiddetta “fame da lupo”) e poi SPIAGGIA!!! Cioè la sabbia c’era, così come i bagnanti che, vestiti di tutto punto, si lanciavano nell’acqua accanto alla spazzatura a pochi passi dal mercato dello Street Food più famoso di Mumbai; tra i coloratissimi banchini dove offrivano qualunque tipo di cibo, l’allegria del mercato era però guastata dai rifiuti per terra, dal cane morto nella piazzetta centrale e dai bambini chiaramente denutriti che ti chiedevano l’elemosina, mandati a caccia dai propri sfruttatori. Torniamo in albergo e qualcuno resta abbindolato dalla proposta di un “massaggio gratis”, che non arriverà mai ovviamente…ognuno in camera sua, o così dovrebbe essere, e buona notte...

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Day 10: Last Day in Lucknow and Didi’s food

La sveglia ancora non è suonata e l’unico pensiero è “posso dormire ancora!” ma ci sbagliavamo: bussano alla porta e c’è la colazione che ci attende; il sonno ci accompagna fino alla scuola dove i responsabili del progetto Digital Study Hall ci spiegheranno cosa fanno esattamente. Le ragazze, per loro fortuna, sono ancora con le famiglie ospitanti perché le feste per il Diwali non sono ancora terminate e ci raggiungeranno di pomeriggio. La presentazione dura molto più del previsto e, anche se l’argomento è davvero molto interessante, quando finisce D opo più di un’ora e mezzo siamo tutti contenti: è il momento di visitare l’interno del mastodontico memoriale voluto dalla governatrice Ms. Mayawati che avevamo visto solo da fuori! I nostri fidati autisti ci accompagnano e, pensando di passare meno tempo a visitare il complesso architettonico lasciamo il pocket lunch in macchina: grave errore! Scatta la voglia di far foto a tutti e tra video, scatti da un angolo o da un’altro è già l’ora di tornare a scuola per incontrare le ragazze e andare dalle Didi’s. Il memoriale, eretto in memoria del primo sostenitore di una nazione indiana Bhim Rao Smbedkar, è un vastissimo complesso rosato che comprende vari edifici, un ponte, un piazzale “chepiùgrandeeradavverotroppo”, una fila di 100 statue di elefanti, quattro fontane che la notte si illuminano creando giochi di acqua e luci (uno spettacolo che noi “grandi” non abbiamo visto, ma le ragazze dicono fosse molto bello) e svariati tempietti a quadrati formati da quattro colonne sormontate da una cupola. Saliamo di nuovo in macchina e..via a scuola! Il palazzo dove le Didi’s hanno la loro centrale operativa è proprio accanto alla Study Hall e, aspettando l’arrivo delle ragazze e dell’altra macchina con le professoresse, entriamo per mangiare il pranzo al sacco che ci avevano cucinato; è proprio vero che chi meno ha più da, o almeno stavolta è stato così: ci hanno fatto accomodare nella stanza col tavolo dove di solito confezionano i loro prodotti, ci hanno portato l’acqua, chiesto mille volte se volessimo altro e ci hanno portato persino le sedie affinché fossimo tutti seduti. L ‘arrivo delle ragazze è stato alla spicciolata e ci siamo ritrovati tutti sul cancello a accoglierle senza volerlo; dalle feste che ci siamo fatte sembrava che non ci vedessimo da mesi, anche se erano passati solo quattro giorni di vacanza e, a parte la Sandra che era stata “rapita” dalla propria ospite, loro si erano viste. Il programma prevedeva che insegnassimo alle Didi’s a fare l’impasto della pizza per poi fare le crescentine fritte, consegnar loro i regali (farina, pasta, lievito e passata di pomodoro) che avevamo portato dall’Italia; per entrare nella zona cucina, però, si è obbligati a passare dall’ingresso che loro usano come negozio..com’è finita secondo voi? Esatto! Siamo stati non so quanto stipati nel negozietto a comprare qualunque cosa, dalle scatole con i biscotti a bracciali e sciarpe.. Carichi di pacchetti fatti con carta di giornale e spago, riusciamo a spostarci in cucina dove la professoressa Belloni, davanti a tutti, ci fa una dimostrazione di come si impasta la pizza, prontamente tradotta in inglese dalle altre due professoresse. Appaiono subito i cellulari e le macchine fotografiche delle ragazze che non perdono l’occasione per tentare di ricattare la vicepreside: Mirco riprende tutto e le ragazze indiane che assistono alla lezione di cucina italiana si godono lo spettacolino. Mentre le Didis stendono le pizze e le friggono, c’è la gara ad accaparrarsi quelle già pronte: le cavallette avrebbero fatto più briciole! Salutiamo le Didis col portafoglio felicemente alleggerito e dobbiamo separarci di nuovo dalle nostre squaw,...

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Diwali’s weekend

Da Sabato a lunedì, essendo la festa del Diwali per gli Indù, ognuno ha vissuto l’esperienza in famiglia secondo le loro tradizioni: le ragazze ognuna con i propri ospiti, noi nella Dumpy Farm di una delle fondatrici della scuola Study Hall, Saida Ahmad; entrambe le esperienze sembrano essere valse la pena della terribile separazione (immaginate il dispiacere delle ragazze a non vedere le prof e noi “vecchiacci” per un po’, mentr venivsno stra-viziate e coccolate dalle famiglie ospitanti). La professoressa Saida (che si legge Saidò) ci ha coccolato e accolto nella sua casa come fossimo stati amici di famiglia, passando con noi il Diwali; pur essendo musulmana infatti, la sua famiglia celebra anche le più importanti feste delle altre grandi religioni, non perdendo occasione per godersi lo stare in famiglia e la favolosa casa in campagna che hanno. Trattati come principini e con mille attenzioni abbiamo scoperto questa donna fantastica e apertissima di mentalità che, a ormai 74 anni, non si fa fermare da niente: alla faccia delle donne sottomese in India! Ovviamente questo è, purtroppo, uno dei pochi casi di donna emancipata (se così si può dire) perché appartenente alla casta più elevata della società musulmana indiana, ma la sua serenità, calma, apertura mentale, la gioia di vivere e il suo attivismo sono davvero invidiabili. L’ammaliatrice, poiché ci ha davvero affascinati tutti, ci ha mostrato non solo il proprio giardino e la propria casa, ma anche l’allevamento di cavalli con maneggio annesso del nipote, la chiusa vastissima là vicino e un bellissimo lago, sempre non troppo lontano; dopo cena, in occasione delle celebrazioni del Diwali abbiamo assistito, e anche in parte partecipato, ai fuochi d’artificio con Saida e la sua famiglia, giocato con i suoi cagnolini e goduto dell’atmosfera da mille e una notte creata dalle svariate lampade a olio poste intorno alla casa e alla dependance per scacciare via i demoni e portare felicità e bene. Tornati nel caos cittadino di Lucknow, ci siamo goduti la vista del Memoriale dedicato a Bhim Rao Ambedkar di sera…uno spettacolo! Immancabile la nostra cena indiana preparata dalle Didi’s Food e..giornata conclusa! E le ragazze, direte voi? Felici e contente han passato il weekend tra cerimonie Indù tradizionali, pranzi e cene in famiglia e shopping! Chi sta meglio di loro? Giusto un...

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